Il governo della Repubblica del Congo ora parla di «misunderstanding», malinteso. Si riferisce ai termini di un contratto in fase di negoziazione con la principale unione di aziende agricole del Sudafrica, a cui Brazzaville darà in concessione parecchi milioni di ettari di terre coltivabili: il governo congolese però ora vuole rivedere l'accordo. Il caso del Congo fa parte di una tendenza ormai molto diffusa da parte di paesi ricchi a procurarsi terra coltivabile comprando concessioni a lungo termine da paesi più poveri, in particolare africani. In questo caso l'acquirente è il Sudafrica, l'economia più solida del continente, con il settore agricolo certamente più moderno e sviluppato. Ma la tendenza alle «acquisizioni di terra su larga scala», per usare un termine asettico («land grab», o «accaparramenti» di terre, secondo una definizione ormai diffusa) ha ormai dimensioni così ampie da suscitare preoccupazione e polemiche. Alla fine di maggio uno studio realizzato dal International Institute for Environment and Development (Iied) per conto della Fao e dell'Ifad, due agenzie dell'Onu per l'agricoltura, era giunto a conclusioni allarmanti: molti paesi africani stanno dando via le loro terre arabili in cambio di poco più che promesse aleatorie di investimenti e posti di lavoro - di fatto quasi gratis.
Nel caso del Congo Brazzaville sono in gioco 8 milioni di ettari di terra coltivabile. L'accordo era più o meno definito, ma poi la conclusione è stata rinviata in attesa delle elezioni presidenziali del luglio scorso. Ora, rieletto il presidente Denis Sassou-Nguesso come previsto, la questione delle terre torna all'ordine del giorno. E il ministro dell'agricoltura ha cominciato a rimettere in questione l'accordo: un suo consigliere ha dichiarato giorni fa all'agenzia reuter che il Congo non può cedere tutta quella terra: «I nostri contadini non avrebbero abbastanza terra da coltivare». Il progetto è ancora in ballo, ha precisato, «si tratta solo di chiarire alcune cose». La «controparte», AgriSa, ha fatto sapere che è pronta a ridiscutere i termini del leasing: due termini da 35 anni, o uno solo da 60 anni? ma non accetterà di ridiscutere le clausole di esproprio, o di «protezione dell'investimento», ha detto un dirigente dell'associazione (sempre alla reuter), che non dice quanta terra sia in ballo.
Nel suo discorso di insediamento, la settimana scorsa, il presidente Sassou-Nguesso ha sottolineato la necessità di modernizzare il settore agricolo congolese per diminuire la sua dipendenza dalle importazioni alimentari. Mas la cessione di ben 8 milioni di ettari è una questione che scotta: perché i sudafricani prenderanno quelle terre per coltivarvi derrate di un certo valore commerciale e destinate all'export, non certo per garantire l'autosufficenza alimentare congolese. La corsa ad accaparrarsi grandi estensioni di terra coltivabile è cominciata nell'ultimo anno o poco più, dopo la grande fiammata dei prezzi alimentari: la terra come un buon investimento, un po' perché i prezzi delle derrate alimentari sui mercati internazionali restano alti e la domanda cresce, un po' per il mercato degli agrocarburanti, un po' perché il cambiamento del clima aumenta l'incertezza e quindi la pressione ad accaparrarsi la terra coltivabile. Cosa ne avranno in cambio i cittadini (e agricoltori) del Congo Brazzaville? Nulla, temono, e ora anche il loro governo si fa qualche scrupolo. |