Albo Virtuale

Bandi
Atti

Login

 
T&T e la mala di Bari PDF Stampa E-mail
giovedì 16 luglio 2009
 Ben oltre il clamore gossipparo scatenato dalle “rivelazioni” di escort e veline, nel capoluogo pugliese sta per esplodere il bubbone Sanitopoli, giri d'affari da milioni di euro che coinvolgono pezzi da novanta degli apparati istituzionali. E vedono in primo piano Tarantini. T&T. Ovvero Tarantini-Tedesco. Per chiarire, il trentaquattrenne reuccio barese di protesi e sanita' (poi passato ad ecologia, comunicazione e glamour), Gianpaolo Tarantini, per la fans Giampi, e il potente ex assessore alla Sanita' della regione Puglia, Alberto Tedesco, l'ex craxiano di ferro ora in procinto di sbarcare in parlamento con la maglietta Pd. Due storie, due vicende parallele, inchieste della magistratura pugliese che partono, s'incrociano, riprendono tragitti autonomi per poi ritrovarsi. Un grande puzzle costruito su una montagna di euro, quelli della sanita' (il buco regionale supera i 600 milioni di euro) e dell'ecologia (quest'ultimo, a sua volta, giocato sui business delle energie rinnovabili da un lato e delle discariche pro monnezza dall'altro), con la partecipazione di politici, imprese d'assalto, faccendieri, lacche' e la solita delinquenza organizzata al seguito.

 

Cominciamo dai palazzi di giustizia. E come in un gioco di scatole cinesi - stavolta investigative - cerchiamo di dipanare l'intricata matassa. L'ultima, clamorosa inchiesta, condotta dal pm barese Giuseppe Scelsi, a base di ragazze disinvolte e incontri a luci rosse o rose' tra Villa Certosa, palazzo Grazioli e dintorni, in realta' parte da un filone d'indagine su sanita' e appalti. Siamo solo al primo gradino, perche' quel filone si innesta su uno ancor piu' corposo, portato avanti da un'altra toga pugliese, Desiree Digeronimo della Direzione Distrettuale Antimafia, la quale un paio d'anni fa ha cominciato a far luce su una serie di “traffici” che vedono come epicentro la Regione, in particolare l'assessorato alla Sanita' retto da Tedesco.

Non e' finita, perche' il tutto prende le mosse da un prima inchiesta, partita quattro anni fa, sempre nel mirino la sanita' arcimilionaria: stavolta, passate ai raggi x, sono le attivita' del gruppo Cavallari - da sempre leader in campo sanitario - e soprattutto il gruppo "Case di cura riunite", poi diventato "Citta' di Bari hospital" e passato sotto il controllo di Banca Intesa. Quell'inchiesta del 2005 ha portato alla condanna definitiva di Francesco Cavallari per associazione mafiosa, pena poi patteggiata a 1 anno e 10 mesi. Scriveva in un articolo per il Corsera Carlo Vulpio a maggio 2005: «L'attuale CBH fattura piu' di cento miliardi di vecchie lire l'anno. Soldi che provengono quasi tutti dai servizi erogati in convenzione con la Regione. Lo stesso trattamento di cui godeva la CCR quando era ancora del patron Cavallari che, dice la sentenza, finanziava generosamente alcuni uomini politici, tra i quali uno, Claudio Lenoci, che operava con Cavallari per il tramite di ‘suoi uomini', in particolare Alberto Tedesco, consigliere regionale e poi assessore alla Sanita', con cui Cavallari ha avuto numerosi appuntamenti». Come in un cortocircuito: da Tedesco (2005) a Tedesco (2009), con un diversivo chiamato Tarantini. Scrive oggi lo stesso Vulpio (autore del recente “Roba Nostra”, edizioni il Saggiatore) sul suo blog: «La cosa piu' seria e importante, di cui non si sta parlando, e' l'inchiesta sulla sanita' pugliese. Roba tosta. Roba che scotta. E' un piatto bollente che da anni ambienti giudiziari e politici rigorosamente bipartisan cercano di raffreddare e di fronte al quale il signor Tarantini e la relativa puttanicizia appaiono poco piu' che una compagine di smandrappati».

Torniamo a Tedesco e all'inchiesta-chiave della Digeronimo. L'assessore e' indagato per associazione a delinquere e truffa. A inizio anno, sentendo puzza di bruciato, si dimette percha' sa bene di poter contare su un salvagente da novanta: un posto in Parlamento targato Pd, visto che e' il primo dei non eletti alle ultime politiche e che, grazie alle europee del 6 giugno, si libera una poltrona a palazzo Madama, quella di Paolo Di Castro (ex ministro all'agricoltura nei governi di Romano Prodi e Massimo D'Alema), appena sbarcato a Strasburgo.
Sulle sue acrobatiche performance aveva scritto la Voce nel reportage “Modello Tedesco” di novembre 2007. Dove veniva minuziosamente dettagliata la mappa dei fedelissimi, quasi tutti ex uomini di Raffaele Fitto, che a maggio 2005, appena appreso della nomina di Tedesco come assessore alla Sanita', dichiarava con candore: «Tutto potevo immaginare meno di avere un assessore nella giunta Vendola». A cominciare da Lea Cosentino (coindagata nell'inchiesta Degeronimo), proveniente dalla Margherita, poi attivista per Forza Italia, quindi nominata da Fitto a capo di Sisri, una struttura sanitaria territoriale. Al vertice di Ares, l'agenzia regionale per la sanita', Tedesco pensa bene di confermare Mario Morlacco, non solo ideatore del contestatissimo piano sanitario made in Fitto, ma addirittura suo segretario particolare! Tedesco conferma tutti i fans di centrodestra, da An all'Udeur passando per Forza Italia, ai vertici di Asl e presidi sanitari: tra gli altri, Vincenzo Valente (Fitto doc) direttore amministrativo a Bari; Guido Scoditti (ex An, poi Margherita) all'Asl di Brindisi, dove viene nominato al vertice amministrativo Alfredo Rampino, prima An, poi Udeur ma soprattutto cugino di Fitto. Fino a Vitangelo Dattoli, voluto da Fitto al vertice dell'Asl di Foggia, “socialista autonomista”, proprio come Tedesco; e come Antonio Marra, ex assessore ai trasporti della Provincia di Lecce e coinvolto in una truffa da 20 milioni di euro per prescrizioni false di medicinali.

Un vero pallino, la sanita', per Tedesco e la sua dinasty. Fino al 2006 proprietario di Medical Surgery e Aesse Hospital, poi passate di mano per «evitare ogni ipotesi di conflitto di interesse», in campo sono rimasti il figlio Carlo Tedesco, a bordo della Eurohospital, costituita comunque (alla faccia del conflitto) a cinque mesi dall'insediamento sulla poltrona di assessore (settembre 2005) e il fratello Marcello Tedesco, in sella ad AFe#8200;Medical. E appena nominato, Tedesco ha pensato subito alla famiglia (allargata), consegnando nelle mani del cognato, Bruno Falsea, la carica di direttore sanitario all'Asl Lecce 1.
Ed e' proprio la prima della lista, la superfedele Cosentino, quarant'anni appena compiuti, il trait-d'union fra Tedesco e Tarantini. “Lady Asl”, infatti, e' stata ospite di Villa Certosa nei giorni della bollente estate 2008 in cui ha furoreggiato l'astro di Giampi e del suo lussureggiante codazzo femminile. Dal vertice di Ares la Cosentino e' poi balzata alla strategica poltrona di direttore generale della Asl di Bari, crocevia di mega appalti e non solo. E' di fine giugno la perquisizione degli 007 della Guardia di Finanza nella sua abitazione, in cerca di documenti - a quanto pare - bollenti. E al calor bianco si annunciano i prossimi sviluppi dell'inchiesta Digeronimo, che vede ancora un protagonista in campo, Enrico Intini, altro pezzo da novanta nello straricco mondo che ruota intorno al mega business sanitario in Puglia. Le fiamme gialle, infatti, sempre a fine giugno e sempre su imput del dinamico pm barese, hanno rastrellato gli uffici del Gruppo Intini che sfiora i 200 milioni di euro come fatturato annuo, supera i tremila dipendenti, quartier generale alla periferia sud di Bari e sedi distaccate a Roma, in Italia e all'estero: anche stavolta alla ricerca di carte su commesse pubbliche. O meglio su un maxi appalto. «Da molti milioni di euro - sottolineano a Bari - tipo quello della Global Service di Alfredo Romeo a Napoli. Con tre personaggi intorno: Tarantino, Intini e la Cosentino».
Un bell'ambiente, di certo. E a proposito, l'ultima frontiera del business, per i due rampanti imprenditori, a quanto pare e' proprio l'ecologia, la protezione ambientale. Subito fulminato sulla via delle energie rinnovabili, Tarantini, in sella alla Prod.Eco. Che poi, sulla carta, lascia. Fa capolino, invece, in Fulgor Investment, sede in Lussemburgo, come capita per svariate sigle dedite al lucroso campo delle energie rinnovabili (vedi Voce aprile e maggio 2009). Fulgor, a sua volta, controlla la SMA, passata dal colosso Finmeccanica proprio al gruppo Intini, per occuparsi, come sottolinea il suo oggetto sociale, di “tutela del territorio, ambiente e metereologia”.

Ma chi puo' essere l'interlocutore privilegiato per Fulgor-Sma? La Protezione civile, naturalmente. Ed e' per questo che Giampi organizza per fine 2008 un incontro romano tra Intini e il sottosegretario Guido Bertolaso. Ammette Intini: «Alla protezione civile hanno una short list, una sorta di elenco riservato di imprese da far intervenire in situazioni di emergenza, e a noi sarebbe piaciuto farne parte».
Alla short (o long) list di disponibili girls viene accostato - in ambienti giudiziari baresi - anche il nome del vicepresidente della regione Puglia, il pd Alessandro Frisullo. Del quale parla, davanti agli inquirenti, Alessandro Mannarini, il “fornitore” per i coca-party. «Lo conosco personalmente perche' e' di Lecce». E a proposito dei rappori tra Frisullo e Tarantini: «Li ho visti qualche volta passeggiare insieme. Cosa si siano detti non lo so». Dalemiano di ferro, numero due di Vendola, delega al bilanco, Frisullo ha sponsorizzato in pieno il piano a base di eolico spinto (secondo molti, “selvaggio”) della regione.

E concludiamo il giro di valzer tornando a bomba, ovvero il primo troncone dell'inchiesta del pm Desiree Digeronimo. Che punta dritta anche al cuore dell'ecologia, a base di monnezza e discariche. Tutto ruota intorno ad un asse di ferro, quello fra due sigle, Tradeco e Cogeam. La prima e' riconducibile al re dei rifiuti pugliese, Carlo Columella, la seconda al gruppo di Emma Marcegaglia, numero uno di Confindustria. «Tradeco da vent'anni e' proprietaria e gestore, tra le altre, della discarica di Altamura, una delle piu' grandi in Italia, capace di contenere 1 milione di metri cubi di spazzatura. Nel rapporto di Legambiente, a proposito delle ecomafie in Puglia, viene citato un solo nome, Tradeco». A parlare e' l'anima storica di Radio Regio Stereo, Alessio Dipalo, autore di denunce al calor bianco, piu' volte minacciato, querelato a suon di milioni da imprenditori e politici. «Senza alcuna sentenza la sua radio e' stata chiusa per mesi - punta l'indice Vulpio - e oggi le udienze nei processi per diffamazione a suo carico sono seguite regolarmente dal procuratore aggiunto, Marco Dinapoli, e addirittura dal procuratore capo di Bari, Emilio Marzano. Neanche si trattasse di Al Capone». Le denunce di Dipalo, comunque, in un'altra inchiesta sono diventate possenti capi d'accusa a carico di politici, imprenditori e pezzi da novanta di monnezza e ecologia: proprio quella di Digeronimo.
Da una discarica da novanta all'altra eccoci a quella di Burgesi, a un passo da Lecce, “dedicata” ai rifiuti speciali (quelli supertossici, per intendersi) e appannaggio di Cogeam acchiappatutto. «Domina incontrastato, Cogeam, in tutta la Puglia», sottolinea il cronista Cosimo Forina, che in anni di lavoro ha documentato l'assalto dei gruppi d'affari in splendide terre trasformate in maxi sversatoi. Subendo anche lui minacce e intimidazioni. Sulla discarica Buggeri (e sull'assalto delle torri eoliche in Salento) aveva denunciato senza peli sulla lingua Peppino Basile, il consigliere comunale di Ugento ucciso con una quarantina di coltellate poco piu' di un anno fa, il 15 giugno 2008. «Ma un altro grande affare - punta l'indice Forina - e' quello di Grottelline, nei pressi di Spinazzola, un sito archeologico che si vuol trasformare in discarica, per fortuna oggi sotto sequestro probatorio. Sulla vicenda - aggiunge - stanno succedendo cose molto strane: all'assessorato regionale per l'ambiente e' letteralmente sparita la memoria del computer, cosi' come a inizio giugno si sono volatilizzati tutti i dati sensibili contenuti nei computer dell'Arpa di Lecce».

E chiudiamo il cerchio con il convitato di pietra. Osserva una addetto ai lavori del la procura di Bari: «Nell'affare delle energie rinnovabili si segnalano forti interessi di Cosa Nostra, specie gli affiliati di Matteo Messina Denaro. Mentre non stanno certo a guardare i Casalesi. E lo prova il crescente interesse della procura di Santa Maria Capua Vetere, nel casertano, sui business di Grottelline e non solo».

 

Oggi è...

domenica 05 settembre 2010

Sponsor

Situazione Meteo

Foiano di Val Fortore
temperatura: °
Freddo del vento: °
Umidità: %
Velocità del Vento:  
direzione: °
Barometro:  

On-line

Abbiamo 2 visitatori online
Visitatori: 220367