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Le verità nascoste dell'indulto (e della TV) PDF Stampa E-mail
mercoledì 15 luglio 2009
 La clemenza fa bene. Alla sicurezza di chi sta fuori e alla «devianza» di chi è stato in galera. Meglio del carcere sicuramente. L'indulto come fonte di ogni male sociale è stato il senso comune ripetuto ossessivamente da (quasi) tutti i mezzi di comunicazione dal giorno della sua approvazione a oggi. E invece, quasi tre anni dopo, i risultati del primo studio scientifico sui tassi di recidiva dei detenuti smonta molte delle menzogne costruite attorno a un provvedimento di clemenza necessario e votato dalla stragrande maggioranza del parlamento. Lo studio - elaborato da Giovanni Torrente dell'università di Torino e presentato ieri alla Camera da Luigi Manconi (A Buon Diritto), dalla deputata radicale Rita Bernardini e da Patrizio Gonnella (Antigone) - elabora i dati del ministero della Giustizia al 30 giugno 2009 su tutti i detenuti che negli ultimi 35 mesi sono tornati in carcere.

 

Dunque, i tassi di recidiva dei detenuti indultati sono "sorprendentemente" più bassi di quelli ordinari. La recidiva consueta è del 68%. Quella degli indultati è del 28,45% (del 30,31% di chi è uscito dal carcere grazie allo sconto di pena e ancora più bassa, il 21,78% tra chi era in misura alternativa). I beneficiari del provvedimento sono stati in tutto 35.794. Di questi sono tornati dietro le sbarre 10.182 (il 28,45%, appunto). Il numero di reingressi si è concentrato nei primi sei mesi. Si spiega così, forse, l'allarme sociale amplificato dai media dopo il sì al provvedimento.

Di più. Lo studio di Torrente analizza il tasso di recidiva rispetto al numero di carcerazioni precedenti. Il percorso «deviante» non viene interrotto dalla galera. Anzi. Dei 4.204 «indultati» che avevano già 5 carcerazioni alle spalle ben 2.208 sono tornati in galera. Mentre per gli «incensurati» interrompere in modo mite la prima carcerazione è stato un bene. Usciti in 11.086 sono rientrati in 2.038. Una recidiva bassissima (il 18,38%, l'indulto cioè ha funzionato per 8 persone su 10). Un trend chiarissimo: più volte sei stato in galera più tendi a tornarci quando ne esci.

Ultimo luogo comune che lo studio demolisce è quello sugli stranieri. Dietro le sbarre sono tanti, il 39,4% del totale (fino al 70% nelle carceri metropolitane). Ma il tasso di recidiva degli indultati italiani è del 32%. Per gli stranieri invece è solo del 21,36%. Dieci punti sono tanti anche se dopo la scarcerazione, avverte lo stesso Torrente, ci sono il transito nei Cpt o le espulsioni. Il testo completo sarà su www.innocentievasioni.net.
Ma sono dati scientifici che confortano il fronte «garantista». Come ricorda Manconi, all'epoca sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri, «senza indulto avremmo 11mila detenuti in più oltre ai 63mila già presenti oggi». Una situazione intollerabile che fa dire a Rita Bernardini che «mai come oggi le carceri sono fuori dalla Costituzione». Persone ammassate fino a 22 ore nei pochi metri quadri delle celle. Senza poter fare nulla, sedati peggio dei leoni allo zoo.

Eppure, ricorda Bernardini, il resoconto dei Tg è impressionante. L'allarme sicurezza ha dominato gli ultimi due anni. Nelle 5.100 edizioni in un anno dei 7 tg nazionali, nel 2003 solo il 10,4% del tempo era dedicato alla cronaca nera o giudiziaria. Nel 2007 era il 23,7% e, secondo gli ultimi dati Agcom, nel 2008 è stato addirittura del 25,2% (il lavoro, per dire, ha avuto l'8,4% e la cultura l'1,6%). Un'ondata di violenza che non può non influenzare scelte legislative che penalizzano col carcere qualsiasi comportamente deviante: dall'immigrazione irregolare alle scritte sui muri, alla violenza negli stadi.
Il carcere è una discarica indifferenziata che ha la sua punta dell'iceberg nei reati collegati alla droga. Come ricorda Gonnella, quasi 20mila detenuti, il 38%, sono dentro per un solo articolo di legge: l'art. 73 della Fini-Giovanardi. Numeri che dimostrano, dice Gonnella, che «il proibizionismo è fallito e che la legalizzazione è ormai necessaria». Non mancano le preoccupazioni per l'oggi. Costruire nuove carceri come prevede il «piano Ionta» non servirà a nulla, ricorda Antigone, se «dalle strutture non si passa alle cause strutturali» del sovraffollamento. Oggi entrano 850 nuovi detenuti al mese. Se va così nel 2012 l'Italia supererà quota 100mila. Un boom edilizio.

 

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